Angela Scifo
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Chi sono

Alla parola tambeach viene subito in mente la calda sabbia della provincia di Ragusa, uomini e donne i cui muscoli sono tesi al massimo per raccogliere e rilanciare la palla dall’altra parte del campo, oltre la rete.
Il tamburello è uno sport tipicamente estivo, ma che ormai anche dalle nostre parti viene giocato tutto l’anno grazie ai campi indoor presenti a Catania.
Qui si allena anche la vittoriese Angela Scifo, pluri-campionessa nazionale di singolo.

“Avevo appena sette anni - mi racconta – quando partecipai al mio primo torneo. Si svolgeva all’interno dell’Istituto Professionale di Vittoria ed io avevo deciso di partecipare accogliendo l’invito del professore Nicosia che, semplicemente guardandomi, pensò che in me potesse esserci una brava tennista. 
Partecipai con una racchetta prestata. Alla fine mi portai a casa la mia prima racchettina personale, in legno. 
Era quello il premio per il vincitore. A quei tempi, però, in città non c’era una vera e propria scuola di tennis ed alla fine, visto che comunque amo lo sport, qualche anno dopo mi sono data alla pallavolo. Da piccola ho giocato anche a calcetto femminile ed ho vinto il premio come miglior giocatrice negli anni ’80”.

Una sportiva a 360° visto che anche nella pallavolo i successi non sono mancati.

Ho giocato con la Kamarina Volley che, in quegli anni, arrivò a militare in B2, proprio come in questo campionato. 
Nel frattempo non avevo abbandonato il tamburello, ma giocavo solo in estate, quando, invece, il campionato di pallavolo si ferma.

Quando è arrivato il primo “vero” torneo di tamburelli?

Avevo 17 anni. Per la prima volta mi scontravo con nomi importanti, con donne che avevano portato a casa una serie quasi interminabile di trofei, mentre io ero solo all’inizio. L’anno successivo, però, sono riuscita a conquistare il mio primo singolare.

Da lì, infatti, è iniziata tutta la serie di tornei.

Esatto. Gli ultimi 4 anni ho portato a casa, consecutivamente, il titolo nazionale nel singolo: nel 2009 il torneo si è giocato a Mondragone, nel 2010 a Sottomarina di Chioggia, in provincia di Venezia, nel 2001 a Caserta e, questa estate, a Caucana.

Come è stato giocare e vincere praticamente a casa?

Tutta un’altra cosa. Sei nella tua terra, sei più seguita. Le emozioni sono amplificate. Le partecipanti del Sud, e le siciliane in particolare, poi, sono tutte più agguerrite. La tensione agonistica è maggiore. Prenda me, per esempio. 
Il mio essere “sportiva” si esalta nei tornei di singolo o doppio al massimo. E’ in questi sport, in cui competo da sola o al massimo con una compagna di squadra, che la mia adrenalina trova il suo apice. A Nord, poi, clima e carattere delle avversarie sono decisamente più “freddi”. 
Per non parlare del fatto che le ragazze della provincia di Ragusa sono più brave delle avversarie. Non solo a livello regionale, ma anche nazionale.
E questo nonostante il “tamburello” a Catania, per esempio, sia uno sport abbastanza rinomato e praticato. Un’ulteriore emozione era inoltre dovuta alla presenza, nel torneo di Caucana, di network sportivi importanti come Sky e Rai Sport 1.

Nella sua carriera di giocatrice di tambeach c’è stata anche una pausa?

A partire dal 2006 mi sono fermata per qualche anno, ma comunque facevo tennis agonistico con la squadra di Vittoria che milita in serie D.

Come si svolge il suo allenamento?

Prima mi allenavo insieme al resto della squadra di Pallavolo. Oggi gioco spesso con le altre atlete ragusane. 
In inverno ci alleniamo almeno due volte a settimana al Palasabbia di Catania. Il nostro allenamento è sia aerobico che tecnico.

Prossimi obiettivi?

Finché fisico e mente reggeranno, le attività di singolo e doppi impegnano molto anche a livello mentale, continuerò a praticare sport.
Mi piacerebbe intraprendere anche il beach tennis. Vedremo. Certo, se il tambeach fosse inserito fra gli sport olimpici avrebbe una maggiore risonanza,
partecipazione ed anche da noi si inizierebbe a pensare alla creazione di palazzetti idonei.

Oggi, tambeach a parte, Angela Scifo è una splendida quarantaquattrenne osteopata e laureata in fisioterapia che porta magnificamente i suoi anni e che, forse anche per questo, non ha avuto alcun timore nel dirmi la sua età. Davanti a me, nella nostra chiacchierata, una donna con il fisico di un’atleta, il sorriso di una persona dolce e lo sguardo di una sportiva più che determinata. 


Tratto dall'intervista del freetimemagazine da Nadia D'Amato 

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